La fragilità democratica oltre confine: i paradossi del voto all’ estero

Tra pochi giorni i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il proprio parere sulla riforma costituzionale che modifica alcuni articoli riguardanti il funzionamento della magistratura.

Noi cittadini all’estero invece stiamo già votando per via postale e avremo tempo di spedire il plico elettorale fino al giovedì precedente il weekend del voto presso i seggi italiani.

La legge elettorale per i cittadini residenti all’estero ha oramai 25 anni e ha subito negli anni pochissime modifiche, soprattutto non le modifiche necessarie per eliminare le storture segnalate già più volte da cittadini e associazioni.

In questo post vogliamo raccontarvi alcuni esempi di situazioni che ci fanno dire che il voto estero, sebbene rimanga un importante diritto per 6 milioni di italiani, avrebbe bisogno di un restyling quasi totale.

Partiamo da un esempio accaduto proprio ad un membro di questo Laboratorio che ha ricevuto un plico elettorale destinato a suo zio purtroppo deceduto non uno, non due, non tre anni fa ma ben 19. Di tempo per aggiornare il registro degli italiani all’estero ne avrebbero avuto ma qualcosa è andato storto.

Il membro di questo Laboratorio ha giustamente scelto di comportarsi correttamente, gettando il plico e non votando al posto di un defunto ma quanti saranno i casi simili? Di statistiche non ne abbiamo a disposizione ma già un solo caso è a nostro parere un fatto gravissimo.

Un altro membro di questo Laboratorio invece ci ha raccontato la sua esperienza passata come coordinatore dei responsabili di lista presso gli hangar della Protezione Civile di Castelnuovo di Porto, un luogo di perdizione dove fino a qualche anno fa avveniva lo spoglio dei milioni di schede ritornate in Italia, un girone infernale con migliaia di seggi uno di fianco all’altro dove il caos regnava sovrano.

Fortunatamente da qualche anno lo spoglio avviene in più sedi sparse per l’Italia, semplificando notevolmente quantomeno la logistica.

Nel caos di Castelnuovo di Porto la procedura dello spoglio veniva seguita correttamente in una percentuale piccolissima di seggi. Essa prevedeva l’apertura di una busta, il controllo di un tagliando per verificare l’esistenza del votante nel registro elettorale, con eventuale eliminazione di tale votante dal registro e infine l’inserimento della scheda nell’urna per effettuare successivamente il conteggio delle schede valide oppure la registrazione della scheda come non valida, nel caso il votante non risultasse nel registro elettorale o fosse già stato registrato precedentemente (voto multiplo tramite una copia di tagliando e scheda elettorale).

La ricerca nel registro elettorale era un’operazione manuale e tediosa quindi molto spesso la procedura veniva modificata da alcuni presidenti di seggio non molto ligi alle regole: il tagliandino veniva messo da parte per un controllo successivo mentre la scheda veniva inserita nell’urna. Nel caso il tagliando fosse poi risultato non valido, non era più possibile annullare la scheda oramai indistinguibile della altre all’interno dell’urna.

Ma non è tutto.

Per ogni circoscrizione elettorale (4) i seggi erano centinaia, ognuno aveva a disposizione un tavolo e riceveva sacchi pieni di plichi elettorali e una copia del registro di tutti gli elettori di quella circoscrizione. Ogni tavolo, una copia del registro, avete capito bene. Quindi se copie fasulle di tagliandi e schede fossero arrivate in seggi differenti, non sarebbe stato possibile accorgersene. Ogni seggio registrava il votante eliminandolo dalla propria copia del registro.

Una proposta di modifica alla legge elettorale prevede la creazione di un registro digitale centralizzato e la fornitura di lettori di codici a barre ad ogni seggio. La procedura sarebbe resa più sicura ma soprattutto infinitamente più veloce.

Fino ad ora la proposta è rimasta tale.

E cosa dire delle migliaia di plichi che ad ogni tornata elettorale vanno persi ai quattro angoli del pianeta privando gli elettori, soprattutto quelli a centinaia di kilometri da una sede consolare, del diritto di voto?

Oppure di quei plichi lasciati in vista presso le buche delle lettere e puntualmente rubati da procacciatori di plichi che voteranno al posto del destinatario?

Questi sono solo alcuni esempi della fragilità dal punto di vista democratico dell’attuale legge elettorale per l’estero ma ogni italiano all’estero ha aneddoti da raccontare. E voi?